Krakatoa in eruzione cosa sta succedendo ad Anak Krakatau e quali sono i rischi

Il Krakatoa in eruzione torna a far parlare di sé. Il vulcano indonesiano, o meglio il suo “figlio” Anak Krakatau, sta attraversando una nuova fase di intensa attività eruttiva che ha attirato l’attenzione internazionale e provocato conseguenze anche molto lontano dal cratere.

Anak Krakatau si trova nello Stretto della Sonda, tra le isole di Giava e Sumatra, una delle zone geologicamente più attive del pianeta. Negli ultimi giorni il vulcano ha prodotto eruzioni, cenere e materiale incandescente, mentre una nube vulcanica ha raggiunto quote tali da interferire con il traffico aereo in diverse aree dell’Indonesia.

La fase più intensa è iniziata il 4 settembre 2026 alle 23:07 ora locale ed è proseguita per circa 25 ore, fino alle 00:04 del 6 settembre. Dopo la conclusione dell’eruzione continua, il vulcano Krakatoa in eruzione ha continuato a manifestare attività intermittente, con ulteriori eruzioni di tipo stromboliano. Il livello di allerta è rimasto a Level III, Siaga, e le autorità hanno mantenuto una zona di esclusione di 3 chilometri intorno al centro dell’attività vulcanica. 

La situazione, quindi, non può essere considerata completamente conclusa. Il vulcano continua a essere monitorato e la possibilità di nuove eruzioni rimane elevata.

Dove si trova Anak Krakatau e perché è così importante

Anak Krakatau si trova nello Stretto della Sonda, una porzione di mare che separa Giava da Sumatra. La sua posizione non è casuale: l’Indonesia si trova infatti in una delle aree più attive dal punto di vista geologico, dove l’interazione tra diverse placche tettoniche alimenta una straordinaria concentrazione di terremoti e vulcani.

Questa regione fa parte della cosiddetta Cintura di Fuoco del Pacifico, una gigantesca fascia che circonda gran parte dell’oceano Pacifico e che comprende alcune delle aree vulcanicamente e sismicamente più attive della Terra.

Per questo motivo l’Indonesia convive quotidianamente con il rischio vulcanico. Il Paese ospita più di cento vulcani attivi e dispone di una rete di monitoraggio particolarmente importante per controllare i cambiamenti dell’attività vulcanica.

Ma Anak Krakatau ha qualcosa di particolare rispetto a molti altri vulcani.

La sua storia è direttamente collegata a una delle più famose eruzioni della storia moderna: quella del Krakatoa del 1883.

Il Krakatoa del 1883 e la nascita di Anak Krakatau

Nel 1883 il sistema vulcanico del Krakatoa fu protagonista di una gigantesca eruzione che modificò profondamente l’isola e l’area circostante.

Le esplosioni furono accompagnate da fenomeni estremamente violenti e generarono tsunami che raggiunsero le coste delle isole vicine. Il bilancio complessivo fu catastrofico, con decine di migliaia di vittime.

La distruzione del vecchio Krakatoa non significò però la fine dell’attività vulcanica nella zona.

Nel corso dei decenni successivi, all’interno della caldera lasciata dalla grande eruzione, iniziò a svilupparsi un nuovo edificio vulcanico.

Nacque così Anak Krakatau, che in indonesiano significa letteralmente “figlio del Krakatoa”.

Il vulcano è quindi relativamente giovane rispetto alla storia geologica della regione e continua ancora oggi a modificare la propria struttura attraverso le eruzioni.

Cosa sta succedendo ad Anak Krakatau nel settembre 2026

La fase eruttiva che ha attirato l’attenzione internazionale è iniziata nella notte del 4 settembre.

Secondo il monitoraggio ufficiale indonesiano, l’eruzione continua è cominciata alle 23:07 del 4 settembre e si è conclusa alle 00:04 del 6 settembre, dopo circa 25 ore di attività.

Durante questa fase il vulcano ha prodotto materiale incandescente, cenere e gas. Le osservazioni hanno mostrato caratteristiche compatibili con un’attività eruttiva intensa, mentre il sistema vulcanico continuava a produrre segnali sismici.

Dopo la fine dell’episodio continuo sono state registrate ulteriori eruzioni stromboliane. L’attività non è quindi completamente cessata e il comportamento del vulcano continua a essere analizzato dagli esperti. 

Il livello di attività è rimasto a III, Siaga, una condizione che comporta precise restrizioni per chi si trova nelle vicinanze del vulcano.

La raccomandazione principale è quella di non entrare nella zona situata entro 3 chilometri dal centro dell’attività di Anak Krakatau. Il motivo è legato soprattutto alla possibilità di caduta di materiale incandescente, forti emissioni di cenere e, qualora l’attività continua dovesse riprendere, possibili colate laviche. 

Gli esperti continuano inoltre a controllare l’attività sismica e le deformazioni del vulcano per capire come sta evolvendo il sistema.

Ed è proprio questo uno degli aspetti più affascinanti della vulcanologia: un’eruzione che osserviamo dalla superficie è in realtà il risultato di processi che avvengono molto più in profondità.

Perché la cenere vulcanica può fermare gli aerei

L’eruzione di Anak Krakatau non ha avuto conseguenze soltanto nell’area circostante il vulcano.

La cenere trasportata dal vento ha raggiunto zone molto più lontane, arrivando a interferire con il traffico aereo indonesiano.

In un primo momento sono stati chiusi diversi aeroporti dell’Indonesia occidentale. La nube di cenere ha provocato migliaia di cancellazioni e ritardi, coinvolgendo centinaia di migliaia di passeggeri.

La situazione ha iniziato a migliorare l’8 settembre, quando l’aeroporto internazionale Soekarno-Hatta di Giacarta e altri scali hanno ripreso le operazioni dopo la dispersione della cenere. Nonostante questo, nuove eruzioni di Anak Krakatau hanno imposto alle autorità di continuare a controllare attentamente la situazione. 

Ma perché una nube di cenere può essere così pericolosa per un aereo?

La cenere vulcanica non è semplicemente fumo. È costituita da minuscole particelle di roccia, minerali e materiale vulcanico che possono essere trasportate dal vento per centinaia di chilometri.

Se queste particelle entrano nei motori di un aereo possono fondersi a causa delle temperature estremamente elevate presenti all’interno del propulsore e depositarsi sulle componenti del motore.

Per questo motivo le compagnie aeree e le autorità devono monitorare costantemente la posizione delle nubi vulcaniche e modificare le rotte o sospendere i voli quando esiste un rischio concreto.

L’eruzione di Anak Krakatau ha quindi dimostrato ancora una volta come un fenomeno che nasce su una piccola isola vulcanica possa avere conseguenze su un’intera rete di trasporti.

C’è il rischio di uno tsunami?

Quando si parla di Krakatoa, questa è probabilmente la domanda più delicata.

Il motivo è legato soprattutto a ciò che accadde nel 2018.

Il 22 dicembre di quell’anno, una parte del fianco di Anak Krakatau collassò in mare durante una fase di attività vulcanica. Il materiale che precipitò nello Stretto della Sonda provocò uno tsunami che raggiunse le coste di Giava e Sumatra.

L’evento provocò oltre 400 vittime e dimostrò quanto possa essere importante monitorare non soltanto l’attività eruttiva di un vulcano, ma anche eventuali cambiamenti nella sua struttura.

Il precedente del 2018 viene quindi naturalmente preso in considerazione dagli esperti ogni volta che Anak Krakatau torna a mostrare una forte attività.

Tuttavia, è importante distinguere tra il rischio teorico associato a un vulcano insulare e l’affermazione che sia in arrivo uno tsunami.

Secondo le valutazioni delle autorità indonesiane, la struttura attuale di Anak Krakatau non presenta, allo stato delle osservazioni disponibili, una condizione che faccia prevedere un collasso di dimensioni tali da provocare uno tsunami. Le autorità hanno inoltre invitato le popolazioni costiere di Banten e Lampung a mantenere la calma e a non dare credito alle voci non verificate. 

Questo non significa che il vulcano debba essere sottovalutato. Significa semplicemente che l’attuale eruzione non deve essere automaticamente interpretata come l’inizio di un nuovo evento simile a quello del 2018.

Cosa succede sotto un vulcano

Le immagini di Anak Krakatau mostrano soltanto una piccola parte di ciò che sta realmente accadendo.

Sotto il cratere esiste un sistema molto più complesso formato da rocce, fratture e condotti attraverso i quali il magma può risalire verso la superficie.

Il magma contiene anche gas disciolti. Quando risale verso zone dove la pressione è più bassa, questi gas possono espandersi e contribuire all’aumento della pressione all’interno del sistema vulcanico.

Se la pressione diventa sufficientemente elevata e il magma trova una via attraverso le rocce, può raggiungere la superficie.

A quel punto possono verificarsi fenomeni molto diversi: emissioni di gas, colate di lava, esplosioni, espulsione di frammenti incandescenti e formazione di colonne di cenere.

Il comportamento di ogni vulcano dipende da numerosi fattori, tra cui la composizione del magma, la quantità di gas presente, la temperatura e la struttura interna del sistema.

Per questo motivo i vulcanologi non si limitano a osservare ciò che accade sulla superficie.

Analizzano terremoti e tremori vulcanici, deformazioni del terreno, emissioni di gas, immagini satellitari e numerosi altri parametri per cercare di capire come sta cambiando il sistema sotterraneo.

In altre parole, gli scienziati cercano di ricostruire ciò che succede sotto la superficie senza poter vedere direttamente l’interno della Terra.

Ed è proprio qui che la storia di Anak Krakatau si collega a uno degli esperimenti scientifici più incredibili mai realizzati dall’uomo.

Il pozzo più profondo del mondo: 12.262 metri sotto la superficie

Se vuoi capire quanto sia difficile esplorare direttamente l’interno del nostro pianeta, basta guardare alla storia del Kola Superdeep Borehole.

Nella penisola di Kola, nell’allora Unione Sovietica, gli scienziati tentarono di perforare la crosta terrestre per studiarne direttamente le caratteristiche.

Il progetto raggiunse una profondità impressionante di 12.262 metri.

Può sembrare una distanza enorme, ma se la confrontiamo con le dimensioni della Terra ci rendiamo conto di quanto sia ancora limitata la nostra capacità di raggiungere direttamente le profondità del pianeta.

Eppure, ciò che venne scoperto durante il progetto è ancora oggi estremamente interessante.

Se vuoi sapere come fu realizzato il Kola Superdeep Borehole, cosa trovarono gli scienziati a oltre 12 chilometri di profondità e perché il progetto venne fermato, abbiamo dedicato un approfondimento completo proprio a questa incredibile storia.

Leggi anche: Il pozzo più profondo del mondo: il mistero del Kola Superdeep Borehole a 12.262 metri

È un approfondimento particolarmente interessante da leggere insieme a questo articolo, perché permette di passare dal mondo dei vulcani a quello delle profondità della Terra.

Cosa potrebbe succedere nei prossimi giorni

La situazione di Anak Krakatau rimane in evoluzione.

L’episodio di eruzione continua durato circa 25 ore è terminato, ma il vulcano ha continuato a produrre attività eruttiva intermittente. Il monitoraggio ufficiale ha inoltre indicato che la probabilità di ulteriori eruzioni rimane elevata. 

Questo non significa necessariamente che sia in arrivo un’eruzione catastrofica.

I vulcani possono infatti attraversare periodi di attività molto variabili. Un episodio intenso può essere seguito da una fase di relativa calma, oppure da nuove eruzioni.

Per questo motivo gli esperti continueranno a osservare soprattutto l’attività sismica, le emissioni, le deformazioni del vulcano e le caratteristiche delle eventuali nuove eruzioni.

Anche la direzione dei venti sarà importante per stabilire dove potrebbe spostarsi la cenere vulcanica e quali aree potrebbero essere interessate.

Per chi si trova nell’area, la raccomandazione più importante rimane quindi quella di seguire esclusivamente le indicazioni delle autorità locali e di rispettare la zona di sicurezza stabilita intorno al vulcano.

Un vulcano che racconta la storia della Terra

Anak Krakatau non è semplicemente un vulcano che in questi giorni sta facendo notizia.

È il risultato di una storia iniziata con una delle più grandi eruzioni conosciute dell’epoca moderna e continuata attraverso la nascita di un nuovo edificio vulcanico.

Il suo comportamento permette agli scienziati di studiare direttamente alcuni dei processi che avvengono all’interno della Terra.

L’eruzione del 2026 ci ricorda inoltre quanto siano interconnessi i fenomeni naturali. Un’attività vulcanica che nasce su una piccola isola dello Stretto della Sonda può produrre cenere a migliaia di metri di quota, modificare le rotte degli aerei e condizionare la vita di centinaia di migliaia di persone.

E sotto tutto questo continua a muoversi una Terra che non è mai veramente ferma.

Le placche tettoniche continuano a spostarsi, il calore interno alimenta il magma e i vulcani rappresentano uno dei punti in cui possiamo osservare, almeno indirettamente, l’enorme energia contenuta nel nostro pianeta.

È proprio questo che rende Anak Krakatau così affascinante: quello che vediamo in superficie è soltanto la parte visibile di un processo che comincia molto più in profondità.

Articolo aggiornato all’8 settembre 2026. La situazione di un vulcano attivo può cambiare rapidamente. Per informazioni relative a sicurezza, restrizioni e possibili emergenze è sempre necessario fare riferimento alle comunicazioni ufficiali delle autorità indonesiane. 

Fonti

Le informazioni sull’attività eruttiva sono state verificate attraverso gli aggiornamenti ufficiali del Badan Geologi/PVMBG indonesiano e gli aggiornamenti sulla situazione del traffico aereo. 

Aggiornamento precedente sul traffico aereo
Reuters – Sette aeroporti indonesiani chiusi a causa della cenere di Anak Krakatau⁠

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